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Da Kriminal a 5 è il numero perfetto, i fumetti italiani che sono diventati film

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Se pensate che solo gli Stati Uniti abbiano portato i comics sul grande schermo dovrete ricredervi: da Kriminal a 5 è il numero perfetto, ecco i fumetti italiani diventati film.

La profezia dell'Armadillo, Diabolik e 5 è il numero perfetto Fandango/Paramount/01 Distribution

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Fino a una decina di anni fa, l'uscita nelle sale di un film tratto da un fumetto era vista come un evento straordinario, un'occasione più unica che rara di vedere trasposti sul grande schermo personaggi iconici o letture che hanno segnato intere generazioni.

Con il grande successo riscosso dalla trilogia del Cavaliere Oscuro firmata da Christopher Nolan e l'esplosione dell'Universo Cinematografico Marvel, le pellicole di questo tipo - prontamente ribattezzate "cinecomic" - sono ormai diventate una consuetudine, passando dall'essere produzioni autoriali spesso rischiose a film realizzati in serie capaci di fatturare i maggiori incassi dell'intera storia del cinema.

Se a oggi gli Stati Uniti sono a tutti gli effetti i principali produttori di cinecomic, anche nel resto del mondo questo fenomeno sta ormai prendendo sempre più piede, Italia compresa. Il 29 agosto è infatti uscita nelle sale 5 è il numero perfetto, pellicola diretta dal fumettista Igort tratta dall'omonima graphic novel, scritta e disegnata dallo stesso regista ed edita da Coconino Press.

Ambientato in una Napoli criminale e pulp, questo noir con protagonista Toni Servillo è però soltanto l'ultimo di una variegata quanto piccola lista di film italiani tratti o che hanno preso ispirazione da celebri fumetti ideati nel Bel Paese.

Gli anni '60 e i tenebrosi eroi in calzamaglia

Alle origini dei cinecomic Made in Italy troviamo una pentalogia di pellicole uscite nella seconda metà degli anni '60 incentrate sui principali antieroi del fumetto nero italiano. Capostipite di questo gruppo è Kriminal di Umberto Lenzi, datato 1996 e ispirato alle gesta del criminale con il costume da scheletro ideato dal celebre duo di fumettisti Magnus & Bunker.

Nato come un'alternativa più violenta e sadica di Diabolik, attributi che portarono gli albi della serie a confrontarsi con numerosi problemi di censura, nel film il personaggio - interpretato dall’attore olandese Glenn Saxson - venne invece ritratto come il classico ladro gentiluomo, più vicino nei modi a 007 che non a quelli di uno spietato assassino. Non c'è quindi da stupirsi che la pellicola richiami, per sequenze e atmosfere, i classici film di James Bond con Sean Connery, senza però spiccare per particolare inventiva.

Nonostante una prova non esaltante al botteghino, il lungometraggio riuscì comunque ad avere un sequel - Il marchio di Kriminal, uscito nel 1967 per la regia di Fernando Cerchio - e a spingere altre case di produzione a investire nel genere.

Kriminal di Umberto LenziHDTitanus
Glenn Saxson è Kriminal nell'omonimo film di Umberto Lenzi del 1966

Fu così che nei due anni successivi arrivano nelle sale Mister X (1967) e Satanik (1968), entrambi diretti da Piero Vivarelli e con il secondo nuovamente ispirato a un'opera del duo Magnus & Bunker. Se Mister X non è altro che un emulo di Diabolik, similitudine che il film enfatizzò vestendo l'attore Pier Paolo Capponi con un costume quasi identico a quello indossato dall'antieroe nato dalla penna delle sorelle Giussani, Satanik è invece un personaggio molto diverso dagli altri, sicuramente più originale.

Sfigurata in volto da una terribile malattia, Marny Bannister è una dottoressa che riesce ad entrare in possesso di un siero che la rende bella e giovane, condizione che deciderà poi di sfruttare per irretire e truffare gli uomini nonché vendicarsi di vecchi soprusi perpetrati dai suoi familiari.

Eliminando molti degli elementi horror e splatter tipici degli albi e tagliando di netto il background della protagonista, scelta che depotenziò le ragioni che spingono l'alter ego di Satanik a votarsi al male, anche la pellicola di Vivarelli si dimostrò un adattamento riuscito a metà, venendo ricordata più per la conturbante bellezza della protagonista Magda Konopka che per i suoi meriti qualitativi.

Il 1968 è però anche l'anno del Diabolik di Mario Bava, sicuramente la più famosa - e in parte riuscita - tra queste cinque trasposizioni cinematografiche. Alquanto fedele nelle situazioni portate in scena, con la trama che prende direttamente spunto dagli albi Lotta disperata, L’ombra della notte e Sepolto vivo!, il film fa ampio uso di ambientazioni ed elementi futuristici e psichedelici, che si ritrovano anche nella colonna sonora firmata da Ennio Morricone.

Benché questa scelta - tipicamente baviana - sia in netto contrasto con il materiale originale, è impossibile non constatare come siano stati proprio questi innesti a rendere il lungometraggio una pellicola di culto per gli amanti del genere.

Attualmente è ai nastri di partenza la produzione di una nuova trasposizione cinematografica del personaggio, che vedrà Luca Marinelli nei panni di Diabolik, Miriam Leone in quelli di Eva Kant e Valerio Mastandrea in quelli dell'ispettore Ginko. La regia questa volta è affidata ai Manetti Bros., che hanno già promesso un adattamento fedele alle storie delle sorelle Giussani, con un Re del Terrore anarchico e feroce come nei fumetti.

Diabolik di Mario BavaHDParamount Pictures
Una scena del Diabolik di Mario Bava, uscito nel 1968

Di eros, western e comicità

Negli anni '70 e '80 la produzione di film italiani tratti da opere e personaggi della Nona Arte si fece sempre più rarefatta, diversificandosi però per quanto riguarda il genere e l'ispirazione. Abbandonati gli antieroi oscuri e violenti, a essere adattati per il grande schermo furono infatti fumetti di stampo erotico, comico e western.

Ad anticipare questa nuova stagione cinematografica fu la pellicola del 1969 Isabella duchessa dei diavoli, diretta da Bruno Corbucci e ispirata alle avventure della disinibita protagonista del primo fumetto erotico-avventuroso pubblicato nel nostro paese. Grazie alla sceneggiatura firmata da Giorgio Cavedon, già autore delle avventure cartacee della procace eroina, il film risulta essere senz'altro aderente a quest'ultime, senza però mai raggiungerne gli elevati picchi di erotismo.

Dopo Isabella, nel 1973 fu il turno dell'iconica Valentina di Guido Crepax, protagonista della trasposizione cinematografica dell'albo Baba Yaga firmata da Corrado Farina. Il lungometraggio, un adattamento fedele e riuscito di una delle storie più celebri dell'avvenente fotografa, in Italia venne purtroppo privato di alcune sequenze ritenute troppo esplicite per il tempo, specialmente quelle incentrate sui sogni della ragazza.

Qui interpretata dalla giovane attrice Isabelle De Funes, il simbolo per eccellenza dell'eros a fumetti italiano uscì nuovamente dalla carta nel 1989 per approdare sul piccolo schermo, dove gli fu dedicata una serie TV - ormai divenuta cult - in cui a vestire i panni di Valentina troviamo Demetra Hampton.

Nel 1976 l'eros lasciò il posto alla comicità e alla satira con l'arrivo nelle sale di Sturmtruppen di Salvatore Samperi, pellicola fortemente voluta dalla coppia comica Cochi e Renato - protagonisti del film e autori della sceneggiatura - ispirata all'omonima serie a fumetti di Bonvi.

Collage di alcune delle migliori gag presenti nelle strisce dedicate allo strampalato plotone d'assalto tedesco, il lungometraggio si inserisce nel filone della commedia italiana di quegli anni, tanto da includere nel cast volti noti come Massimo Boldi, Teo Teocoli e Umberto Smaila.

Nonostante la bontà del progetto, le cui musiche furono addirittura curate da Enzo Jannacci, Sturmtruppen si rivelò un fiasco al botteghino e venne pesantemente stroncato dalla critica. Come nel caso di Kriminal, questo non impedì al film di godere di un sequel - Sturmtruppen 2: Tutti al fronte del 1982, sempre diretto da Samperi - che fu però accolto in maniera ancora più negativa del suo predecessore.

Un destino non dissimile toccò nel 1985 a Tex e il signore degli abissi di Duccio Tessari, primo e unico adattamento per il cinema del celebre ranger di casa Bonelli. Il film, pensato per essere un potenziale episodio pilota di una futura serie TV, non convinse né i critici né i fan del personaggio, probabilmente anche a causa di una trama troppo complessa e di dialoghi fin troppo fumettistici.

Cochi e Renato in una scena di Sturmtruppen01 Distribution
Cochi e Renato in una scena di Sturmtruppen di Salvatore Samperi

Omaggi e prototipi

Nonostante per l'America siano un periodo estremamente florido per i cinecomics, gli anni '90 e il primo decennio del nuovo millennio segnarono per il nostro paese la quasi totale sparizione di produzioni cinematografiche italiane tratte da fumetti italiani. Furono infatti soltanto due i lungometraggi che appartengono a questo filone a giungere nelle sale, due pellicole molte diverse tra loro e di cui la prima ci rientra solo in parte.

Uscito nel 1994, Dellamorte Dellamore di Michele Soavi è infatti principalmente ispirato all'omonimo romanzo scritto da Tiziano Sclavi e non a un fumetto; il suo protagonista, prototipo di Dylan Dog, ha però condiviso proprio con l'Indagatore dell'Incubo un albo speciale - Orrore Nero - delle sue avventure, quindi ci permettiamo di inserirlo in questo variegato gruppo.

Il film è un perfetto mix di horror e commedia nera, e sebbene alcune prove attoriale non siano proprio riuscite si è ormai guadagnato lo status di cult. Merito anche della presenza di Rupert Everett nei panni di Francesco Dellamorte, scelta che ancora oggi fa credere ai più di trovarsi di fronte a un lungometraggio su Dylan Dog.

Il secondo cinefumetto italiano uscito in quel periodo, precisamente nel 2002, fu PAZ! di Renato De Maria, un sentito omaggio all'immaginario del fumettista Andrea Pazienza. Ambientato nella Bologna di fine anni '70, il film intreccia le vicende di alcuni dei suoi più famosi personaggi, da Zanardi a Pentothal fino all'eterno fuoricorso Fiabeschi, dando vita a una storia che finisce per raccontare anche la vita del geniale autore.

Max Mazzotta, interprete di Fiabeschi, ha nuovamente vestito i panni del personaggio nel lungometraggio Fiabeschi torna a casa, da lui stesso diretto nel 2013.

Largo alle graphic novel

Arriviamo infine agli ultimi anni. L'esplosione dei cinecomics americani e il grande successo di autori come Gipi e Zerocalcare, riusciti con le loro graphic novel a guadagnarsi una candidatura al prestigioso Premio Strega, hanno riacceso anche nel nostro paese la passione per i fumetti, aprendo così le porte a nuove trasposizioni per il grande schermo.

La prime di queste è stata Monolith, adattamento a cura di Ivan Silvestrini dell'omonima graphic novel scritta da Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo per i disegni di LRNZ. Uscita nelle sale nell'agosto del 2017, la pellicola tratta il tema del rapporto tra uomo e tecnologia, raccontando la disavventura di una giovane madre il cui figlio resta intrappolato in una vettura - la Monolith del titolo - ultra tecnologica e dotata di un'avanzata intelligenza artificiale.

L'anno seguente è stata poi la volta de La profezia dell'armadillo, film diretto da Emanuele Scaringi che ha trasposto al cinema la prima graphic novel di Zerocalcare. Nei panni panni dell'alter ego del fumettista di Rebibbia troviamo il giovane Simone Liberati, affiancato da Laura Morante nei panni di sua madre e Pietro Castellitto in quelli dell'amico Secco. Immancabile, ovviamente, il personaggio di Armadillo, coscienza critica del protagonista, interpretato dall'attore Valerio Aprea.

Ultima, almeno in ordine cronologico, è la già citata 5 è il numero perfetto di Igort, pellicola uscita nelle sale il 29 agosto 2019 tratta dall'omonima graphic novel dello stesso Igort. Nei prossimi anni arriverà poi, oltre al Diabolik dei Manetti Bros., anche un lungometraggio dedicato a Dampyr, storico personaggio della Sergio Bonelli Editore che inaugurerà l'universo cinematografico della casa editrice.

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