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Quest'anno non scendo: la recensione del romanzo d'esordio di Casa Surace

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Prendete un nove posti, una famiglia vivace del Sud e un lavoratore fuorisede incastrato a Milano per Natale: un disastro preannunciato che carbura il motore di Quest'anno non scendo, romanzo d'esordio di Casa Surace.

Un furgone 9 posti con le valigie sul tettuccio Sperling & Kupfer

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Si dice che il Natale dovrebbe essere uguale per tutti, eppure c’è chi, proprio a Natale, tira fuori il meglio (o, come in questo caso, il peggio) di sé.

Come la famiglia Capaccio che, pur di trascorrere una festività tanto importante insieme, è disposta a sradicarsi e traslocare con le proprie tradizioni - e la propria vivacità - verso una terra austera, dai tratti leggendari: Milano.

Quest’anno non scendo è il romanzo d’esordio di Casa Surace, un’etichetta dietro la quale ci sono Simone Petrella, Daniele Pugliese e Alessio Strazzullo, tre ragazzi che hanno fatto dei social il proprio trampolino di lancio e che hanno ottenuto talmente tanta fama da sbarcare anche nel mercato editoriale.

Un nove posti sui binariSperling & Kupfer
Quest'anno non scendo, di Casa Surace

Chi è Casa Surace?

Prima di addentrarci nei meandri della recensione, è giusto aprire una parentesi e spiegare da dove nasce questo fenomeno social.

Fondata nel 2015, Casa Surace parte come una community che, traendo ispirazione dal mondo dello spettacolo, realizza video che mostrano le radici ben radicate del Sud. Dal disagio dei fuorisede all’importanza del background culinario, i brevi video realizzati da Casa Surace vogliono dare importanza al Sud in chiave ironica e realistica. Ed è quello che hanno voluto fare anche nel romanzo, la cui idea è nata da un video del 2017 ambientato proprio a Natale.

Il mito dello studente fuorisede si è evoluto in questo romanzo, passando direttamente alla fase successiva: quella del lavoratore fuorisede, un animale da quarantena che deve necessariamente abituarsi al nuovo ambiente d’appartenenza, anche a costo di sacrificare le tradizioni di famiglia. Ed è quello che accade ad Antonio Capaccio, che da stagista ottiene improvvisamente un contratto a tempo indeterminato: un privilegio che, purtroppo, lo inchioda alla scrivania anche a Natale.

Il che, per sua madre Antonietta, è inconcepibile. Donna fieramente del Sud, con valori indelebili e rispettosa delle tradizioni, Antonietta non potrebbe trascorrere il Natale senza la famiglia ben radunata attorno al tavolo, pronta per un battaglione di trenta portate e una sfida all’ultimo sangue per chi si aggiudicherà il premio della Tombola.

Penso che ogni famiglia è strana. E che forse la tua famiglia del Sud è un po’ più strana. […] Non dico che dovresti esserne fiera, non sempre, di tutto, ma almeno, anche se te ne vuoi andare da San Vito, non ti dimenticare da dove vieni e chi ti ha reso quella che sei.

La terribile notizia le viene comunicata dal figlio nel momento meno propizio (issata su un baldacchino, mentre omaggia Santa Lucia) e Antonietta finisce in ospedale: la donna è in coma e nessuno sa quando o se si risveglierà, finché suo marito Rocco, cogliendo la palla al balzo, le propina una serie di promesse che risvegliano la povera donna. Tra le varie esagerazioni, Rocco le ha promesso di raggiungere Antonio a Milano per Natale.

Ora, immaginatevi una tipica famiglia del Sud: sarebbero mai potuti partire in tre (Rocco, Antonietta e il fratello Pasqui)? Perdonate, domanda retorica. Una decisione che, seppur abbia il sapore di sentenza, per Antonio resta una sorpresa.

La famiglia Capaccio, a bordo di un malandato nove posti, intraprende un lungo viaggio per l’Italia, che Casa Surace ci propina in pillole, come un diario di bordo in cui ogni capitolo corrisponde a una breve, seppur intensa, avventura di una famiglia che sfida le avversità riuscendo sempre a superare i confini della realtà.

C’è un po’ di tutto nel romanzo di Casa Surace: c’è la suspence, la commedia, il dramma, persino una sfumatura di thriller (povero nonno Andrea), ma quello che colpisce è la schietta verità che si cela dietro il cuore di una famiglia. Poco importa da dove si arrivi (Sud o Nord non fa differenza), fin tanto che c’è l’affetto.

I personaggi di Quest’anno non scendo sono personaggi della vita comune: alcuni volano in basso, come Rocco, con il mondo fermo alle partite in TV e i sogni abbandonati nel garage insieme a quel malandato nove posti; altri invece non conoscono mezze misure e puntano alle luci della ribalta (vedi Andrea, Eugenio e Jovanotti).

E poi ci sono quei personaggi nel limbo, che non conoscono ancora il proprio posto, ma che sono disposti a lottare pur di capire quale sia (come Rosa e Ricki).

Una famiglia è una famiglia solo quando non si divide.

Quest’anno non scendo è un romanzo visivo. Le descrizioni di cui si avvale la narrazione danno l’impressione di star guardando da un oblò e di muoversi in continuazione, facendo su e giù per lo stivale, esattamente come i protagonisti, che partono con un obiettivo e finiscono per comprendere che è vero quel che si dice: non è importante la meta, ma il cammino.

Rispettando lo stile comico a cui sono abituati i fan di Casa Surace, il romanzo è un piccolo esperimento di narrazione scritta che questi tre giovani hanno voluto apportare al loro bagaglio culturale. Con l’ausilio del dialetto (fondamentale per rendere concetti che in lingua italiana non avrebbero avuto lo stesso significato) e l’evoluzione progressiva dei personaggi, gli autori di Quest’anno non scendo hanno dato un’interpretazione originale di una trama che, altrimenti, sarebbe stata trita e ritrita.

Talvolta si eccede con scelte narrative inverosimili e i colpi di scena presenti qua e là non hanno destato tanto scalpore (erano facilmente intuibili, ma potrebbe essere stata anche una scelta voluta dagli autori).

Ciò nonostante, la scrittura acerba di Casa Surace ha regalato un simpatico prodotto narrativo a tema natalizio che potrebbe far sorridere chi sa perfettamente cosa significa allontanarsi da casa, per studio o per lavoro che sia, e ritrovarsi sempre e comunque le spalle coperte dalla famiglia. Che sia del Sud o meno.

Voto7,5/10

Un romanzo d’esordio che combina ironia, dialetto e stereotipi per realizzare un piatto vincente: al Sud il Natale, senza famiglia, non è Natale.

Cristina Migliaccio

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