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La truffa dei Logan, la recensione: una brillante rapina ai danni di Hollywood

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La nuova, brillante fatica di Steven Soderbergh è stata realizzata lontana da Hollywood, eppure ha tutto lo smalto che tanti blockbuster faticano a dimostrare: la recensione di La truffa dei Logan.

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Poliedrico, tuttofare della post produzione, stacanovista dietro la cinepresa per eccellenza: quando nel 2013 annunciò che il sottovalutatissimo Dietro i candelabri sarebbe stato il suo ultimo film da regista, in pochi gli avevano davvero creduto. Siamo nel 2018 ed eccoci di nuovo qui a parlare di un film diretto dal rutilante figlio ribelle di Hollywood, Steven Soderbergh.

D'altronde per uno abituato a scrivere, girare, montare, talvolta persino musicare i film da solo, dirigendo e producendo a ritmo forsennato anche una decina di progetti all'anno, uno stop di mesi può essere considerato un vero e proprio iato. 

Il trio di protagonisti di La truffa dei LoganHDLucky Red
Il trio di protagonisti voluto da Soderbergh coniuga talento e glamour hollywoodiano

L'uscita tecnica a ridosso dell'estate di Lucky Red rischia di rimanere un po' inosservata, così come avvenuto per il passaggio al botteghino statunitense di La truffa dei Logan. La colpa non è certo della qualità tecnica del film, che anzi è un'ottima commedia truffaldina, ruvida e anti-glamour, per cui vale davvero la pena di andare al cinema. A remare contro il titolo è stata la ferma volontà di Soderbergh di crearsi un suo modello produttivo lontano dalle logiche hollywoodiane, facendo ancora una volta tutto da sé. 

La truffa dei Logan: Soderbergh contro Hollywood

Se c'è un regista che davvero non ha nulla da dimostrare - per carisma e coraggio - quello è proprio il cineasta dietro il successo della saga di Ocean's (di cui presto vedremo un capitolo tutto al femminile). Con l'incredibile successo della rapina glamour e all star ha dimostrato di poter gestire con competenza un franchise hollywoodiano di grandi dimensioni, con le sue successive produzioni controcorrente e di nicchia (alcune apertamente sgradite agli studios) ha dimostrato che ciò che conta davvero per lui non è il botteghino, ma trovare sempre una nuova sfida da affrontare

La truffa dei Logan funziona come commedia a sé, ma sprigiona tutto il suo carisma tenendo presente che a dirigerla c'è proprio il regista di Ocean's Eleven. Di fronte all'audace piano dei due fratelli Jimmy e Clyde Logan per rubare gli incassi della gara automobilistica Coca-Cola 600 svaligiando le casse di un affollatissimo circuito della Carolina del Nord, non si può che pensare a un epigono di un successo commerciale a tema rapina che ha fatto scuola.

Adam Driver e Channing Tatum a confrontoHDLucky Red
Adam Driver e Channing Tatum sono i due fratelli protagonisti della rapina scalcagnata raccontata da Soderbergh

Eppure La truffa dei Logan - che pure si fa forte di un cast all star capitanato da Channing Tatum, Adam Driver e da un sorprendente Daniel Craig - è tutto tranne che patinato. Anzi, sembra volutamente fare il verso alle elaborate, ricchissime, tecnologiche e ricercate rapine di Ocean's, mettendo in piedi un'impresa rischiosa ma audace, resa ancor più pericolosa dai mezzi alla buona con cui viene portata avanti e dai profili dei ladri.

I due fratelli protagonisti, reduci dalle missioni all'estero con l'esercito, hanno persino un'invalidità portata in giro con enorme noncuranza: Tatum è zoppo, Driver ha una protesi al posto di un braccio. Il galeotto a cui chiederanno aiuto si chiama Joe Bang, ha un'assurda fissazione per le uova sode e il sale iodato, oltre a due fratelli scemi che devono necessariamente far parte del colpo. Il piano di dieci punti, vergato con un pennarello nero e appeso a una parete di casa, prevede persino una sua rapida uscita in giornata dal carcere, giusto il tempo di preparare un ordigno e rientrare in cella non notato.

I protagonisti del film sdraiati su un lettoHDLucky Red
Tatum torna a girare con Soderbergh dopo il successo di Magic Mike

Non manca poi una sciampista insospettabile asso del volante e tutto il contorno di perdenti di pregio e di arrivati spacconi che dipingono un cuore americano rozzo, alla buona, ridicolo ma tutto sommato genuino. Anche nel suo intento criminale.

La truffa dei Logan: una risposta a Ocean's

La padronanza assoluta del mezzo Steven Soderbergh la dimostra per l'ennesima volta, girando in poco più di un mese - approfittando delle gare di NASCAR - un film che davvero non sfigura rispetto ai rivali più danarosi, che diverte, avvince il giusto e si rivela una visione senza intoppi, talvolta persino brillante. Nel tratteggiare i suoi protagonisti assurdi e paradossali Soderbergh sembra rifarsi un po' alla commedia in stile Coen, ma il ritmo invidiabile che la pellicola mantiene, la scelta cromatica, le luci e il montaggio portano chiaramente il suo marchio. 

Certo non graffia La truffa dei Logan, che diverte ma manca di colpire. La colpa è forse di Steven Soderbergh stesso, che nel bene e nel male non è mai passato inosservato. Nelle sue pellicole di genere dai toni esageratissimi - Contagion, Side Effect - e nei sui film più arditi e spesso non capiti - Magic Mike e il bellissimo Dietro i candelabri - ha sempre saputo forzare la mano, scegliendo la via più clamorosa e indimenticabile. Questa sua ultima prova invece è molto equilibrata, forse pure troppo, persino un po' distaccata.

Comprensibile, considerando che stavolta pur di stare alla larga dai vincoli degli studios si è persino occupato della vendita dei diritti nazionali, internazionali, dello sbarco del film sulle piattaforme multimediali. Manca solo che faccia il caffè tra un ciak e l'altro al suo cast di all star.

Certo di fronte ai personaggi lontani dagli stereotipi in cui sono spesso ingabbiati (vedasi il Joe Bang patinato e surreale che chiaramente Daniel Craig si diverte molto a interpretare) non stupisce che davvero nessuno dica di no a Soderbergh, l'eterno ribelle tuttofare vicino e lontano dagli studios. 

La truffa dei Logan arriverà nelle sale italiane il 31 maggio 2018.  

Voto7/10

Con o senza Hollywood, Steven Soderbergh sa mettere in piedi una rapina cinematografica brillante e convincente, senza apparente sforzo. È un esercizio di stile (produttivo) ottimamente eseguito.

Elisa Giudici

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