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Macerie prime - Sei mesi dopo: Zerocalcare sfida la vita, con un piccolo (grande) aiuto dai suoi amici

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Messi all'angolo dalla vita, Zerocalcare e i suoi amici escono dai panni dei falliti e affrontano le loro paure più nascoste. Che sono le paure di tutti i nati negli anni '80.

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Il mondo di oggi, per chi ha 30-40 anni, è un posto difficile. Le certezze sono sempre meno, gli affetti sinceri sempre più un problema, la società sempre più invivibile (a meno di patti strani col diavolo. Leggi: sfoghi che diventano dipendenze) e in generale la vita è un concentrato di ostacoli verso la felicità.

La magia degli anni '80 a cui Zerocalcare si aggrappa è forse eccessiva, quasi uno stereotipo. Ti credo che quando eri piccolo era tutto più bello, non avevi pensieri se non goderti il tuo Game Boy...

In verità è tutto un po' più complicato di così: nell'infanzia dell'autore, voce narrante insostituibile, si sono creati diversi capisaldi su cui poi ha costruito la sua stessa vita, anche professionale. Lo stesso è poi successo ai suoi amici, anche se con risultati differenti.

La traccia è comune, lo "svolgimento" no e non per scelta degli alunni. Almeno, non del tutto.

Macerie prime - Sei mesi dopo comincia dove il precedente Macerie Prime aveva lasciato, ovvero con il distacco di Zerocalcare - ormai un "nome noto" - dai suoi amici, alla ricerca disperata di un po' di stabilità economica grazie a un bando per un progetto nelle scuole.

Così come per l'uscita dei due volumi, i protagonisti si sono persi di vista per sei mesi e la seconda storia racconta appunto del loro "rientrare in contatto". L'esistenza di ognuno, dopo tutto, è andata avanti.

Se Calcare si è rinchiuso in una specie di fortezza blindata, con il nuovo amico Panda a vigilare, gli altri hanno tirato avanti come hanno potuto.

L'occasione per ritrovarsi è a casa di Cinghiale, per conoscere la sua piccola (e adorabile) Mira.

Ci sono tutti: Deprecabile, Secco, Katja, Sarah e, incredibilmente, nessuno è arrabbiato con l'alter ego di Michele Rech. Sono cambiati tutti, però, ed è palese.

I momenti più significativi e duri sono sempre mostrati con lo stesso, efficace escamotage: il soggetto interessato viene disegnato con gli occhi vuoti, quasi paralizzato, come se per un attimo perdesse coscienza di sé. Come se perdesse il contatto con quello che importa di più nella vita, scegliendo sempre la strada vecchia anche se mediocre piuttosto che tentare una promettente - ma impegnativa - strada nuova.

Dopo la reunion, seguiamo uno per uno gli amici di Calcare nelle loro vite quotidiane.

Deprecabile è prigioniero del suo "non fare", mentre Secco del suo nichilismo che non gli fa apprezzare nemmeno il fatto di avere un lavoro, per quanto sulla carta sembri assurdo. Proprio quel lavoro, l'insegnante, è la causa della forte invidia di Sarah nei suoi confronti: è bellissimo il dialogo proprio di Sarah con la sua compagna, illustrata con le sembianze di Sailor Uranus, in cui quest'ultima la mette davanti a qualcosa di sempre più comune, nella società di oggi.

Davvero sa'? Davvero 'sta vita ti ha così abbrutito che speri che un amico tuo [Secco, n.d.r.] si schianti per lenire la tua frustrazione?

Di sicuro è uno dei momenti più significativi della storia, quello in cui l'amicizia viene sopraffatta dalla rabbia e dalla disperazione. Per chi c'è dentro, nella disperazione, spesso è difficile accorgersi "dell'abbruttimento" e infatti è un soggetto esterno a far riflettere Sarah.
È quasi come se al fallimento ci si faccia l'abitudine, prima o poi, adottando un atteggiamento di passività (vedi Deprecabile) o di aggressività latente (Sarah, appunto) nei confronti della vita.

È un punto di vista un po' naïf - i soldi servono e chi dice il contrario o è ricco o ingenuo - quello adottato da Michele Rech. Di certo però c'è che avere degli amici veri attorno è fondamentale, anche solo per rialzarsi dopo un brutto colpo. E per riprovarci, riprovarci sempre.

Un commento a parte lo merita il personaggio di Giuliacometti. La ragazza con il sorriso un po' ebete stampato in fronte viene nominata en passant dai vari personaggi assieme a parole tipo "sticazzi" o "chissenfrega", ignorando il perché della sua assenza o del suo silenzio nonostante la notizia della mancata assegnazione del bando.

Anche Giulia, di cui nessuno si cura, è di fatto una "esterna" al gruppo ristretto di Zerocalcare, una con qualcosa di diverso: una sorta di "bolo" interiore che la spingerà verso un gesto estremo.

Ecco perché non si faceva sentire. Qualcuno potrebbe dire che è stata lasciata sola.

Michele Rech paragona il suo corso a un cubo di Rubik ed è una metafora calzante: chi sa davvero quali sono i "pezzi" che compongono una persona e che la definiscono? Chi sa perché le persone tentano di ammazzarsi?

È un passaggio, questo, affrontato un po' con superficialità, anche se presentato in un modo originale e mai "pesante", fra il comico e il malinconico. Alla Zerocalcare, insomma.

Detto questo, il personaggio di Giulia è fondamentale per la chiusa di Macerie prime - Sei mesi dopo, come avevo scritto nella recensione del primo volume.

Nel mentre, prosegue anche la storia nella dimensione parallela in cui tutti sono profughi che vivono fra le rovine di una città senza nome. Nella realtà post-apocalittica in cui tutto è ridotto in macerie, appunto, si aggirano i demoni che staccano dei "pezzi" da Calcare e suoi amici, con lo scopo di risvegliare una misteriosa bestia.

Questi pezzi sono una metafora ancora una volta dell'umanità, che viene rubata ai vari personaggi quando la vita li mette di fronte a scelte o eventi importanti.

Il vecchio e il bambino che commentano gli eventi nell'universo alternativo si riveleranno proprio alla fine, quando la bestia proverà a schiacciare una volta per sempre gli abitanti delle macerie. E lì si scoprirà anche l'identità dell'oscuro signore dietro a tutto questo male.

Il villain è un animale ben preciso che, con il finto intento di proteggere Zero, lo ha fatto sprofondare nell'egoismo più profondo: badare solo al proprio orticello fa davvero sentire meglio? È un po' questa la domanda sottesa a tutto l'arco narrativo e la risposta è ovviamente un "no" forte e chiaro.

A tutti servono degli angeli custodi, soprattutto quando c'è da menare le mani (capirai leggendo).

Il finale è agrodolce com'era lecito aspettarsi, perché dopo tutto anche la vita è così: bisogna solo ricordarsi di non perdere i pezzi e tenerli assieme meglio che si può.

Cover di Macerie Prime - Sei mesi dopoBAO Publishing

L'impresa dell'autore di Rebibbia era ambiziosa e il risultato è davvero eccellente. Lo stile è sempre quello, gli intermezzi ironici e la cura nei dialoghi e nelle didascalie anche: è sicuramente un volume, assieme al precedente, che i fan di Calcare ameranno.

Non è il più immediato, questo è certo: le sottotrame sono diverse e molto articolate e gli argomenti trattati sono piuttosto profondi. Anzi, tutto il progetto Macerie Prime si può definire con un progetto estremamente "profondo".

Mai come nelle sue pagine Michele Rech si era aperto così tanto, in modo così trasparente: è una storia che ti parla direttamente, che ti viene offerta senza filtri. È come se Zero ti dicesse: "Questo sono io e questa è la mia vita: oltre ai Cavalieri dello Zodiaco c'è molto di più, oggi".

È il classico racconto di un gruppo di figli degli anni '80 e di come uno sia riuscito - non senza difficoltà - a farsi una posizione nel mondo dell'arte. Mica poco.
Il resto della banda, invece, è in balia della bestia.

Cosa c'è di speciale allora? Niente, appunto, a parte il narratore e la sua incredibile sensibilità.

Macerie Prime - Sei mesi dopo (192 pagine, bianco e nero, cartonato) è disponibile sullo shop online di BAO Publishing, in libreria e fumetteria al prezzo di 17,00 euro. Del libro sono state distribuite anche 5mila copie con copertine variant in esclusiva per La Feltrinelli.

Qualunque sia la versione della cover, compra sia il primo che il secondo volume. Opere così, in Italia, non escono tutti i giorni.

Voto9/10

Zerocalcare e i suoi amici sono adulti (quasi) responsabili: Macerie Prime - Sei mesi dopo è un intimo resoconto di come la vita può essere dura. Un'altra grande prova dell'autore romano.

Andrea Sala

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