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Umbrella Academy: Gerard Way dirige l'orecchiabile Suite dell'Apocalisse

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Dieci anni fa, Gerard Way e Garbiel Bá hanno affrontato i più scettici lettori di fumetti con il primo volume di Umbrella Academy. La storia di un'insolita famiglia di supereroi è poi diventata un cult. La recensione de La Suite dell'Apocalisse.

Umbrella Academy: il primo volume edito da BAO Publishing

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Suggestivo, surreale, a volte sanguinolento. Il primo volume di Umbrella Academy, La Suite dell'Apocalisse, ci presenta il mondo dei supereroi di Gerard Way: un pastiche di generi e invenzioni narrative che sembra avere l'immediato obiettivo di spiazzare il lettore.

È così che facciamo la conoscenza degli Hargreeves: 7 tra i 43 infanti nati a sorpresa da donne che non hanno mai dato segno di attenderli. Le stranezze sono solo all'inizio, perché il padre adottivo dei bambini non è affatto interessato a crescerli con amore ed affetto; piuttosto, Sir Reginald vuole che lo aiutino a salvare il mondo.

Ma questa volta 'DA COSA' va protetta l'umanità? La domanda è la stessa che dà il la alla storia - e una a cui, alla fine, non saremo nemmeno certi di aver ottenuto risposta. Perché, sebbene il primo volume di Umbrella Academy vanti un finale ben definito, come auspicato dallo stesso Way, le pagine si leggono come un prologo a una storia molto più ampia.

Penso che sia questo ciò che non vada in molti fumetti mensili popolari - non c'è una fine. Qualsiasi cosa meritevole venga realizzata viene cancellata cinque o dieci numeri dopo. Ne capisco la necessità - la gente ama questi personaggi, e vuole continuare a vederli per sempre. Ma credo che i personaggi che hanno una storia con un finale definito siano più affascinanti e che le persone si appassionino di più a loro. Leggendo il libro di un supereroe mainstream, sappiamo che se qualcosa di eclatante accade nella sua vita, la cosa non avrà mai davvero peso.

Umbrella Academy invece ha un peso (quasi) ad ogni pagina, ed è davvero tutto sulle spalle dei suoi protagonisti.

L'atipica famiglia di Umbrella Academy

Il mondo del cinema e dei fumetti ci ha ormai abituati a fare i conti con diverse famiglie di supereroi: dai Fantastici Quattro di Marvel Comics agli Incredibili di Disney/Pixar, gli esempi non mancano di certo. Ma i protagonisti di Umbrella Academy hanno poco da spartire con esse.

Gli Hargreeves sono numeri, prima che persone: agenti abituati a rispondere prima a una cifra (da Uno a Sette) e poi a nome di battaglia che riflette le loro abilità. Solo alla fine è loro concesso abbracciare un'identità civile: una che solo alcuni di loro riescono ad accettare sul serio, e non sempre coi risultati sperati.

"Ne trovò solo sette": i bambini speciali adottati da Sir Reginald Hargreeves

Tra morti (quella di Numero Sei, l'Orrore), sparizioni misteriose (quella di Numero Cinque, già disperso nel tempo nel capitolo d'apertura), e complessi d'inferiorità (l'unica dote di Numero Sette sembra essere il talento musicale), l'Umbrella Academy continua la sua missione di proteggere il mondo. Ma questa è una storia che non ci viene raccontata affatto. Dopo una prima missione contro una Torre Eiffel impazzita, la narrazione ci catapulta subito nel futuro, tre giorni prima delll'Apocalisse, quando il passato da supereroi dei protagonisti è quasi un semplice ricordo.

Numero Uno (Spaceboy), ora con la testa impiantata sul corpo d'un gorilla marziano, sorveglia la Terra dallo spazio. Numero Due (Kraken) agisce come un vigilante, senza stare alle regole di nessuno. Numero Tre (la Voce) è fresca di divorzio. Numero Quattro (Medium) fa qualche esperimento di troppo con le droghe. Numero Sette manca all'appello, carica di risentimento e di vergogna per non essere abbastanza speciale. Tanto che un'orchestra proverà a reclutarla come strumento di morte per suonare quella famosa Suite dell'Apocalisse che dà il nome al volume, mettendo ancora in risalto il legame tra Way e il mondo della musica.

È curioso che sia sempre una morte - quella del padre adottivo - a riportare insieme, molti anni dopo, i membri rimasti della squadra. Ormai trentenni e ancora incerti dei rapporti che li legano, i superstiti dell'Umbrella Academy dovranno combattere alcune ombre del passato - e soprattutto fare i conti con qualche questione in sospeso. Insomma: se l'obiettivo dichiarato è sempre e solo quella "vocazione ritrita" a salvare il mondo, alla fine anche questa missione si rivelerà una questione di famiglia

Attenzione, però, perché quello di Gerard Way e Gabriel Bá non si può assolutamente definire un dramma famigliare. La storia è troppo eccentrica per arenarsi dentro questi semplici confini. Al fianco di fenomeni sovrannaturali e villain da fumetto, troviamo anche alieni in missioni segrete e scimpanzé ben inseriti nella società, al punto di interpretare il ruolo di mentori e agenti di polizia.

Come nella nostra realtà, nessuno sembra interiorizzare davvero il lato strambo e paradossale del mondo che abita, sebbene lo shock di fronte al qualche scena troppo violenta non manchi mai.

I disegni di Umbrella Academy ci calano in situazioni crude, a volte dai toni splatter, con tratti e linee decise che a qualcuno ricordano l'Hellboy di Mike Mignola. Sono i colori di Dave Stewart a cementare questo effetto, donando al volume una calma energia che esplode nei momenti giusti, spostando l'occhio del lettore sugli elementi-chiave di ogni sequenza. Il gioco di occultamento e svelamento è particolarmente importante in questo caso, perché gli autori si divertono a disseminare indizi e informazioni anche sullo sfondo delle vignette (ad esempio tramite ritagli di giornali), andando a colmare l'apparente vuoto narrativo lasciato dai dialoghi.

E a proposito di dialoghi: sarebbe ingiusto non fare un accenno ai particolari balloon che il letterer Nate Piekos ha deciso di usare. Si tratta di "nuvolette" talmente particolari che diversi collaboratori Dark Horse Comics, che pubblicò il volume nell'originale, si offrirono di "dar loro un'aggiustatina". Ironico, se pensiamo che riflettono in modo perfetto i toni di questa storia atipica e surreale.

I contenuti del primo volume

Ci sono voluti dieci anni, ma a luglio 2017 Umbrella Academy è finalmente arrivato in Italia.

BAO Publishing ha iniziato la pubblicazione dell'intera saga partendo, appunto, da La Suite dell'Apocalisse, che nel 2008 si aggiudicò un "Oscar del fumetto" (un Eisner Award) come miglior serie limitata.

La copertina italiana del primo volume di Umbrella Academy

Il volume, disponibile anche in edizione digitale, è un cartonato di formato 17x26 centimetri, subito riconoscibile per la memorabile illustrazione del Violino Bianco firmata da Gabriel Bá. La raccolta comprende tutti e sei i numeri della mini-serie originale, corredati dalle bellissime cover che l'illustratore James Jean aveva realizzato per le singole uscite episodiche targate Dark Horse.

I contenuti extra non deludono. La storia è accompagnata da una prefazione del fumettista Grant Morrison e da una postfazione di Scott Allie, l'editor che si occupò di seguire la genesi di Umbrella Academy. Entrambi si concentrano prevalentemente sulla figura di Gerard Way, quel "cantante dei My Chemical Romance" al centro di una tempesta di scetticismo nel momento del debutto come sceneggiatore di fumetti.

Sempre di Way sono i bozzetti iniziali da cui Gabriel Bá iniziò a dar forma definita alle loro creature (all'inizio, ci rivela Dark Horse, Way intrattenne persino l'idea di disegnare lui stesso la serie, ma dovette rinunciarvi per via dei fittissimi impegni come musicista). Ritroviamo questi character design nella gallery a fine volume, insieme a diverse note sullo sviluppo dei personaggi, in particolare Numero Uno.

I bozzetti dei personaggi di Space Boy, Sir Reginald Hargreeves e il suo assistente disegnati da Gerard Way

Gabriel Bá e Gerard Way tornano a firmare anche le due storie brevi.

La prima, fuori continuity, è una breve presentazione di due pagine con Numero Cinque e Medium intitolata Mon Dieu. La seconda, creata per un Free Comic Book Day, è un piccolo scorcio sulle vicende dell'Umbrella Academy prima che il team si sciogliesse. Come sottolineato dallo stesso Bá, queste pagine sono utili a mostrare quanto i colori e il lettering siano stati fondamentali per portare veramente in vita la visione degli autori del fumetto. Mon Dieu ha infatti quel "qualcosa che non quadra" che le impedisce di farci apprezzare davvero le atmosfere della serie.

Il futuro di Umbrella Academy

Sebbene La Suite dell'Apocalisse si possa leggere come storia a sé stante, con un giusto inizio e una giusta fine, in realtà i suoi autori non l'hanno mai intesa come tale.

L'evoluzione di Umbrella Academy in un disegno di Gabriel Bá

Nel 2008 Dark Horse ha già pubblicato un secondo volume di Umbrella Academy (Dallas) e un terzo (Hotel Oblivion) è in lavorazione da anni - anche se, probabilmente, con qui ci troviamo davanti a una quadrilogia. BAO Publishing ha già annunciato che porterà l'intera serie in Italia, il terzo volume in contemporanea con l'uscita negli Stati Uniti.

È un buon momento per (ri)scoprire la serie. Oltre a un nuovo volume che sembra finalmente vicino a vedere la luce, Umbrella Academy sta per uscire da un'altra lunga gestazione. A gennaio 2018 sono infatti iniziare le riprese di una serie TV targata Netflix che vedrà Ellen Page nel ruolo del Violino Bianco.

Il consiglio è quindi di non farsi scappare nemmeno il fumetto, se non altro per scoprire qualcosa che prova a staccarsi dalle "classiche storie di supereroi" che da un po' spopolano anche sul grande schermo. Tra pregi e difetti, Umbrella Academy riuscirà sicuramente a sorprendervi in qualche modo.

Voto8,5/10

Umbrella Academy - La suite dell'Apocalisse è l'introduzione a un mondo di supereroi insolito e surreale: una sinfonia stonata che fa sperare in un seguito capace di svelare i suoi misteri.

Stefania Venturetti

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